Campagne Pop Under? No, Grazie

Questa mattina ho ricevuto nella mia casella di posta una pubblicità a prima vista molto allettante.
50 Mila visite al tuo sito per soli 400 Euro
Leggo meglio. Si tratta di una campagna pop under. In pratica, 50 mila utenti, appartenenti ad un network di siti, visualizzerebbero la mia pagina “sotto” al sito che stanno effettivamente consultando.

Si tratta di un metodo datato, invasivo e che storicamente non permette di ottenere buoni risultati.

Ma perchè un’azienda dovrebbe scegliere di attivare una campagna pop under nel 2012?

Un motivo potrebbe essere quello di voler incrementare il traffico verso il proprio sito in poco tempo, con l’obiettivo finale di ottenere delle conversioni (registrazioni, vendite, etc.) a basso costo.  E’ vero, il sito potrebbe essere in grado di ricevere un numero molto alto di visite ma il traffico generato è destinato ad essere di bassa qualità, soprattutto se la campagna non è indirizzata ad un target preciso.
Non è un caso infatti che  il tipo di traffico che si ottiene attraverso campagne pop under è comunemente definito come  “junk traffic“, ovvero traffico spazzatura.

Nella realtà è infatti  molto raro che l’utente, coinvolto suo malgrado, decida di compiere un’azione all’interno del sito pubblicizzato attraverso questo metodo. Con molta probabilità l’utente ignorerà ciò che visualizza e chiuderà la finestra “indesiderata” del browser in un attimo.

Non ho consigliato questo tipo di campagne a nessun cliente. E non credo di farlo nel prossimo futuro.
Meglio investire il budget a disposizione su altri metodi più redditizi e soprattutto più rispettosi degli utenti finali.

 

 

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